Salvatore Provino racconta l'esperienza dell'affresco alla sezione comunista di San Lorenzo a Roma
di Agostino Bagnato
C'è stato un tempo non molto lontano in cui grandi maestri, artisti, professionisti, intellettuali frequentavano sezioni e circoli di partito e del sindacato. Erano sedi di partiti e sindacati storici, a cominciare dal PCI, dalla Cgil e dalla Lega delle Cooperative. Luigi Nono, Claudio Abbado, Maurizio Pollini, Adriana Martino, Benedetto Ghiglia, Severino Gazzelloni, Piero Farulli, Giovanna Marini tra i musicisti; Renato Guttuso, Salvatore Mirabella, Ennio Calabria, Salvatore Provino, Giovanni Omiccioli, Emilio Vedova, Fernando Farulli, Gianfranco Baruchello tra i pittori e gli scultori; Luchino Visconti, Giuseppe De Sanctis, Carlo Lizzani, Gian Maria Volontè, Ettore Scola, Carla Gravina, Guido Aristarco, Bernardo Bertolucci, Giuliano Montaldo, Nanni Loy tra i cineasti; scrittori e poeti di cui è difficilissimo compilare un elenco sommario: partecipavano alle riunioni e alla discussione di base, lasciavano una testimonianza del proprio talento creativo e artistico, preparavano spettacoli e manifestazioni. Svolgevano un ruolo politico importantissimo e nello stesso tempo diventavano divulgatori culturali, esercitando una pedagogia di base molto stimolante e nellj stesso tempo creavano autentiche opere d'arte.
Salvatore Provino, manifesto per i 50 anni de l'Unità
Tra le città più frequentate, oltre a Roma, Milano, Torino, Bologna , Napoli e Firenze, c'erano centri di lunga tradizione come Ravenna, Modena, Pistoia, Siena, Palermo che ospitavano iniziative culturali e artistiche che hanno lasciato il segno.
Ne parliamo con Salvatore Provino, pittore che tutti conoscono per la grande inventiva e forza espressiva, uno dei protagonisti dell'astrattismo e del costruttivismo europei. L'occasione è data dalla presentazione al pubblico del grande dipinto realizzato sulle pareti della sezione comunista di San Lorenzo, storica sede dei ferrovieri romani, a pochi passi dalla stazione Termini. In quei locali, il giovanissimo pittore originario di Bagheria, nel marzo 1969 aveva esposto alcune sue opere dedicate alla pace, alla solidarietà con il popolo vietnamita, alla lotta contro l'imperialismo e il neocolonialismo. In quei dipinti erano già presenti elementi simbolici della creatività artistica di Salvatore Provino che emergeranno con prepotenza nelle opere successive, compreso il murale di San Lorenzo.
Giuseppe Frattali e Paolo Ganna si sono uniti ad Ennio Calabria ed a Salvatore Provino nella realizzazione del murale a quattro mani, dal titolo Donatori di memorie, risalente all'inizio degli anni Settanta, quando la protesta contro l'aggressione americana al Vietnam era più intensa che mai.
Murale sezione ex PCI, PD di San Lorenzo, Roma, a più mani Ennio Calabria, Salvatore Provino, Paolo Ganna e Giuseppe Frattali
Ne parliamo con il maestro Provino in occasione della riapertura dei locali, su iniziativa di Rita Pedonesi, curatrice dell'archivio Calabria e Ida Mitrano, storica dell'arte, alle quali va il ringraziamento per la collaborazione con la rivista "l'albatros" e il riconoscenza per il ruolo costante di sostegno agli artisti contemporanei.
- Maestro Provino, com'è nata l'idea del murale interno ai locali del vecchio Partito Comunista?
- Erano gli anni della guerra in Vietnam. Nel mondo cresceva la solidarietà nei confronti dell'eroico popolo vietnamita che resisteva ai brutali bombardamenti americani. Le bombe al napalm provocavano la deforestazione della giungla, la morte degli animali e un gravissimo inquinamento ambientale. I giovani erano mobilitati a fianco del popolo vietnamita, ma anche per combattere contro il riarmo sempre più pesante, in conseguenza della guerra fredda.
- Gli artisti esprimevano la propria solidarietà nei confronti dei vietnamiti in forme diverse. A Roma in ogni quartiere vi erano iniziative contro la guerra. Lei cosa ricorda in particolare?
- Bisogna anche ricordare che la protesta contro la "dirty war," la sporca guerra americana, coinvolgeva milioni di giovani studenti statunitensi che occupavano i campus universitari, creando un clima di solidarietà internazionale. Bob Dylan e Joan Baez erano alla testa del grande movimento che scuoteva gli Stati Uniti.