di Agostino Gennaro
Oggi vi porto a scoprire Papaglionti, un luogo dove il tempo ha smesso di scorrere e il silenzio ha preso il posto delle voci.
Fino a poche decine di anni fa, tra queste vie risuonavano i passi e le risate dell’ultima e più isolata pluriclasse del Circolo Scolastico di Spilinga. Che io per pura casualità ho avuto il piacere di entrare in quella classe ed essere accolto dal saluto gioioso di quei ranciulli.
Oggi, di quella vita, restano soltanto gli echi.
Una storia antica, incisa su quelle pietre.
Secondo gli studiosi, le radici di Papaglionti affondano nell’era greco-bizantina e il suo nome deriverebbe da Papas Leontios, una figura ecclesiastica a capo dell'antico casato da cui ebbe origine l'abitato. Per secoli Casale dello Stato di Mesiano, nel 1811 il borgo divenne frazione del Comune di Zungri. Una comunità piccola, che non superò mai i 200 abitanti, ma forte e radicata alla propria terra.
La tragica parabola dello spopolamento ha inizio nella seconda metà dell’Ottocento, quando l’emigrazione di massa verso le Americhe comincia a svuotare le case. Poi arrivano le ferite inflitte dalla natura: prima il devastante terremoto del 1905, poi la terribile alluvione del 1952.
Di fronte alla tragedia, le istituzioni presero una decisione fatale: anziché mettere in sicurezza e curare il vecchio borgo, ne decretarono la condanna a morte, ordinando lo spostamento dell’abitato verso la pianura a qualche chilometro di distanza. La ricostruzione, tra burocrazia e lentezze esasperanti, si trascinò per decenni, completandosi solo negli anni '80.
Fu un esodo lento e doloroso. Gli anziani furono i più restii ad abbandonare quelle vecchie pietre e quelle povere mura che custodivano l'anima di un'intera vita. Lasciare la propria casa non fu solo un trasloco, ma uno strappo alla memoria: insieme a quelle chiavi, lasciarono per sempre una parte della propria anima e l'eco del loro passato.
Guardando oltre l'abbandono, Papaglionti rivela ancora oggi la sua nobile bellezza:
Architetture autentiche: Case povere e semplici, ma edificate con un senso estetico e un'armonia senza tempo.
Vestigia romane e necropoli: Una notevole struttura di epoca romana — «sito donde la vista è incantevole», come annotava estasiato l'archeologo francese François Lenormant nell'Ottocento — e un'inesplorata necropoli.
La graziosa chiesetta di San Pantaleone e due storici Calvari (uno dei quali risalente al '600) che delimitavano il confine sacro del borgo.

Un tipico palazzo signorile, significative architetture contadine e un imponente opificio per la spremitura dell'olio.
Scorci panoramici che abbracciano una natura selvaggia e seducente.
Oggi il borgo abbandonato, compresa la sua storica Chiesa, è consegnato al silenzio. Vittima dell'umana incuria e dell'inesorabile opera divoratrice del tempo, Papaglionti si lascia inghiottire dai rovi e dalle sterpaglie, come un gigante ferito che attende solo di non essere dimenticato.
Sfogliando queste fotografie avete mosso un passo dentro la sua storia e restituito memoria a chi qui ha lasciato il cuore.




