Opinioni a confronto.
Il risultato di questo referendum resterà in bilico fino all’ultimo momento riservando possibili sorprese anche perché il quesito su cui ci si dovrà pronunciare non è in cima ai pensieri della maggior parte di coloro che si recheranno alle urne. Il loro orientamento nella maggior parte dei casi prescinderà dai contenuti di una riforma della giustizia di cui sanno poco. Voteranno soprattutto seguendo un principio di appartenenza; in altre parole identificandosi con i sostenitori del SÌ o con coloro i quali invece temono la vittoria di questi ultimi. Nell’uno e nell’altro caso avrà scarsa importanza quello che la riforma stessa intende cambiare. Può essere interessante sentire allora il punto di vista di chi come cronista giudiziario ha seguito per molti anni le questioni della giustizia e metterlo a confronto con quello di altri giornalisti che non la pensano allo stesso modo. Lucia (il suo cognome preferisce non dirlo) incontra la sua ex collega Carla e le chiede come voterà.
Quest’ultima non ha dubbi: “chi, come me – dice – ha seguito per molti anni la giustizia voterà SI. La separazione delle carriere è fondamentale. Ricordo bene – aggiunge – che quando parlava Di Pietro come Pubblico Ministero dell’inchiesta “mani pulite”, nessun giudice osava contraddirlo, tutti finivano per dargli ragione”: Ribatte Lucia: “il dopo “mani pulite” lo conosciamo tutti: sono gli anni di Berlusconi e di quello che ne è seguito fino i giorni nostri. Ma non esiste -spiega Lucia- una sola verità. Con la riforma elettorale e il premio di maggioranza che il governo intende varare siamo sicuri che spariranno le correnti nel CSM? Al contrario se la “rosa di magistrati” indicata dal Parlamento avrà la maggior parte di giudici “amici”, perché non dovrebbero essere tali anche quelli estratti a sorte? In questo caso, forse non ci sarebbe più la spartizione tra correnti perché resterebbe una corrente sola, quella scelta dalla maggioranza parlamentare, la stessa che darà vita anche al governo”. Spiega invece Silvana: “la separazione delle carriere tra PM e giudici mira a completare finalmente il passaggio dal processo inquisitorio a quello accusatorio voluto da Giuliano Vassalli nel 1988. La recente riforma Cartabia non lo ha fatto perché ha separato le funzioni e non le carriere e quindi tuttora pm e giudici fanno parte dello stesso ordine.
Quanto ai due CSM , uno per il pm e uno per il giudice, tanto ostacolati dal no, è come per l’Alta Corte a cui è affidato il compito di occuparsi dei procedimenti disciplinari dei magistrati: si critica il fatto che i componenti togati vengano sorteggiati. Eppure – conclude Silvana – lo sono nuche quelli che fanno parte delle Corti di Assise e del Tribunale dei ministri. La verità è che il sorteggio scardina lo strapotere delle correnti e quel sistema che da decenni condiziona e decide cariche, promozioni e destinazioni non per meritocrazia ma per fedeltà correntizia”. In ogni caso, ribatte Lucia “due CSM costeranno di più e il testo della riforma mi sembra poco chiaro. Lo stesso quesito del referendum è stato cambiato. 
Chi la pensa come Meloni voterà SI; chi invece la detesta voterà NO.
Anche in altre votazioni si è visto che il voto prescinde dal merito. Non si vota sui programmi che nessuno infatti legge e nemmeno su cosa propone di fare chi chiede il voto. Ormai si vota la persona indipendentemente da quello che dice e che poi spesso contraddice con ciò che ha pronunciato in precedenza. Secondo me chi ha scritto il testo aveva come obiettivo indebolire la magistratura. Nel quesito iniziale non era scritto che sì tratta di una riforma costituzionale – conclude Lucia – che quindi richiederebbe una maggioranza molto più larga di quella del governo”. Stefania la pensa in modo diverso, è orientata per l’astensione e dice: “ho approfondito la questione e condivido le ragioni del SÌ al referendum, ma la radicalizzazione politica, anzi partitica di entrambe le parti, quella del sì è quella del no, mi frena”, Stefania però concorda con Lucia su un punto: “Penso che ricorrere al referendum su temi così complessi, difficili da capire per la maggior parte dei cittadini sia assolutamente sbagliato. Sono quindi tentata dall’astensione“.
Sono in molti a sostenere che la separazione delle carriere non sia una scelta improvvisata, ma una battaglia per uno Stato di Diritto nel rispetto dei cittadini. Una battaglia che per anni è stata sostenuta e portata avanti dalla sinistra. Altri sono convinti che non si tratti quindi un attacco alla magistratura ma di una questione per così dire “neutra”. Tuttavia è possibile che i metodi di nomina del CSM finiscano per mettere a rischio l’autonomia della magistratura stessa, aumentando Il condizionamento da parte dei partiti. In ogni caso sembra difficile trovare qualcuno in grado di sostenere che la Costituzione si possa cambiare a colpi di maggioranza. La Costituzione è di tutti e quindi ogni modifica dovrebbe essere concordata, con l’obiettivo di trovare il consenso di una  maggioranza che sia la più ampia possibile.
Roberto Pippan
giornalista, scrittore

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