Cronaca dei tempi passati, appena all'inizio.

 di Agostino Bagnato


All’inizio dell’anno in corso, improvvisamente, come fulmine a ciel sereno, giunge la notizia che in Cina è scoppiata una epidemia di Coronavirus. Cosa? Mai sentita quella parola prima, da profano della materia. Poi le notizie divengono più precise e si viene a sapere che nella provincia di Hubei è stata dichiarata l’emergenza sanitaria e che la città di Wuhan è stata chiusa: nessuno può entrare o uscire.

Il mondo sta a guardare. In un primo tempo prevale il furtivo classico atteggiamento: sono fatti loro. Se la sono cercata. I cinesi non possono passare dalla miseria di trent’anni fa all’opulenza odierna. Cosa è successo nessuno lo sa spiegare. Poi giunge la notizia che un medico di Wuhan aveva lanciato l’allarme già all’inizio di dicembre su questo nuovo virus della specie Corona, quella che provoca l’influenza stagionale. Ma non è stato creduto. E’ stato denunciato e arrestato per procurato all’arme sanitario e sociale. Intanto, l’allarme si diffonde in tutta la Cina e negli stati vicini. Si scopre che si tratta di una mutazione sconosciuta del virus, cui è stato dato il nome inquietante di Covid-19.

Si corre ai ripari, si studia l’origine del virus, la sua evoluzione e la estrema rapidità, mai riscontrata per nessun’altra epidemia, con cui si diffonde. Si scopre che non ci sono né vaccini per prevenirlo né terapie per combatterlo e salvare la vita alle persone infette. Si scopre che il Coronavirus, come tutti hanno imparato a chiamarlo, si espande con velocità esponenziale. Il contagio avviene soltanto attraverso il contatto, ovvero con le goccioline di saliva che trasmettono il morbo esclusivamente riuscendo a entrare nei polmoni attraverso la bocca, gli occhi e il naso. Soltanto che molto spesso coloro che sono infetti non sanno di avere il virus addosso e quindi contagiano familiari, vicini di casa, parenti, amici, colleghi di lavoro, persone sconosciute con cui vengono contatto sulla metropolitana, al ristorante, al cinema, nelle cerimonie religiose, nelle manifestazioni culturali sportive e ludiche. Qualcuno sostiene che la sua origine risiede nel pipistrello. Come sia potuto passare all’uomo resta un mistero. Ma anche l’HIV era nato in una scimmia e si era trasferito all’uomo attraverso contatti di un ricercatore sbalestrato. Ilaria Capua, docente alla Florida University, virologa di fama internazionale, sostiene che per comprendere la ragione del morbo bisogna risalire all’origine della specie: annidatosi nei recessi più profondi della materia, è risalito opportunisticamente per circostanze favorevoli, milioni di anni fa, allignando nel pipistrello; dall’orripilante e misterioso animale notturno è passato alla specie bovina in tempi recenti per l’alta densità degli allevamenti, condotti in regioni densamente popolate dall’uomo. Da qui è passato alla specie umana, come avvenuto per altri virus. Soltanto che Covid-19 è risultato del tutto sconosciuto, proprio perché rimasto nascosto per millenni.

Si diffonde il panico. Mentre la Cina si attrezza per combattere l’epidemia, costruendo a Wuhan un ospedale di 200.000 posti in dieci giorni, il resto del mondo assiste sbigottito. Che fare? Aspettare, sembra la parola d’ordine in Occidente. Ma all’inizio di febbraio l’epidemia si presenta in tutta la sua terribile spietatezza. Le gabbia dell’isolamento dalla Cina non funzionano alla perfezione, sia per la difficoltà di bloccare i flussi di cinesi nel mondo per prendere parte alle festività del Capodanno cinese, sia le intense attività commerciali con i principali paesi occidentali, sia per l’abilità di alcuni sciagurati nell’aggirare i divieti e raggiungere le varie destinazioni. Inizia la caccia al cinese nel mondo, in una sarabanda scurrile che rischia di sfociare in una orgia nazionalistica e propagandistica, a cominciare da Donald Trump che si erge a difensore degli americani bianchi, dimenticando che milioni di cittadini USA sono di origine cinese, specie sulla costa occidentale.

In Italia si assiste all’evoluzione dell’epidemia con crescente preoccupazione. Ma si pensa che le grandi distanze possano costituire una barriera difensiva valida. Si allertano le strutture sanitarie, si consultano gli organismi internazionali, si fa scendere il campo la Protezione Civile. Si fanno rientrare gli italiani presenti in Cina per ragioni di lavoro o di studio e si tengono sotto stretta osservazione le frontiere aeree e navali. Intanto da Wuhan giungono immagini apocalittiche. Il medico che aveva denunciato l’epidemia si ammala e muore. Ma il governo non ha un attimo di tentennamento: chiude la città in una morsa ferrea, impedendo a chiunque di entrare o di uscire. La popolazione reagisce positivamente, disciplinatamente. Non potendo uscire di casa, ci si chiama l’un l’altro dalle finestre e dai balconi, si cantano inni patriottici e canzoni popolari. Passerà, sembra voler dire quella mobilitazione psicologica. Il mondo si compiace e solidarizza, pur restando attonito. Ma regna ancora l’ottimismo e anche con speranza sembra non arretrare. Cresce la solidarietà verso la Cina da parte di moltissimi paesi, tra cui l’Italia dove la comunità cinese è parte integrante del tessuto economico. Il presidente Sergio Mattarella esprime solidarietà al popolo cinese, rivolgendosi al presidente Xi Jinping che risponde facendo pervenire parole di profonda stima e amicizia al popolo italiano.

La situazione muta bruscamente e drammaticamente all’inizio di febbraio. L’inizio di questo salto di qualità che porterà rapidamente alla pandemia, si verifica proprio in Italia. Ne da l’annuncio in diretta televisiva dalla sede della Protezione Civile proprio il presidente del Consiglio, un attonito e terreo Giuseppe Conte, parlando di un primo caso di contagio inspiegabile nel lodigiano: un cittadino di Codogno ha avuto contatti con un suo amico proveniente dalla Germania; questi aveva incontrato un cliente cinese risultato poi infetto. La miccia è stata così accesa e le polveri hanno rapidamente preso fuoco, creando incendi a catena, divenuti via via inarrestabili. Un altro caso è stato riscontrato a Vo Euganea, in provincia di Padova, inspiegabilmente. Poi si scopriranno le ragioni, quando il focolaio sarà divampato

Codogno e i comuni circostanti vengono dichiarati zona rossa e di conseguenza nessuno può entrare e uscire. Anche Vo’Euganea viene isolata e dichiarata «zona rossa». Scatta l’allarme. Si scatenano le discussioni più surreali: il virus è sconosciuto perché è stato fabbricato in laboratorio, sfuggendo al controllo dei biologi cinesi. No, è stato fabbricato dagli USA per fiaccare l’economia cinese e riprendersi così parte del pesante debito che l’America ha contratto con Pechino. sono state le multinazionali farmaceutiche a scatenare la tempesta per poter vendere il vaccino, che prima o poi sarà scoperto, a miliardi di persone tenendosi ben strette le royalties. Altri pesudoesperti di epidemie e di pandemie sostengono che quel tipo di virus si combatte con antibiotici e non c’è bisogno di nuovi vaccini: le multinazionali farmaceutiche che vogliono lucrare su nuovi farmaci per combattere le malattie respiratorie, non avranno partita vinta. Sciocchezzaio da strapaese, in cui si distinguono ovviamente politici e intellettuali, con dominio assoluto del salvinismo e del sovranismo in Italia. tutti si scoprono esperti di malattie respiratore e infettive, ciascuno si sente autorizzato, nel pollaio del ridicolo, di diffondere fake news inverosimili, se non fossero alimentate dai social e dalla rissa politica permanente.

ITALIA

Mi in Italia succede un fatto inaspettato, assolutamente imprevisto. Il Coronavirus si diffonde così velocemente che non si riesce ad erigere una efficace barriera, di tipo tradizionale. E ancora una volta, i vicini di casa, nell’Europa assente e inutile nei suoi asettici palagi a Bruxelles, a sghignazzare sugli Italiani «spaghetti e mandolino», dipinti come incapaci di reagire a una semplice epidemia. Qualcuno in Francia ha avuto l’ardire di fare orrida satira, con un ceffo di attore assoldato forse alla Santé, sputando su una pizza in cottura per infettarla. Nella totale assenza di informazioni scientifiche sull’evoluzione del Coronavirus e anche in pareri discordanti tra virologi, infettivologi, biologi, anestesisti, rianimatori, si è assistito a chi la sparava più grossa sulla stampa, in televisione, tra la gente seminando ulteriore confusione da un lato o sottovalutazione dall’altra, mettendo il governo in obiettiva difficoltà. Il ruolo dei social è stato devastante, all’inizio. Poi è prevalsa la paura e qualche cautela è stata adottata nel cimentarsi come esperti di epidemie, pandemie, virus e vaccini, come succede con le partite di calcio. Con il paradosso che le parte di calcio sono continuate a stadi vuoti, come se lo sport fosse, ancora una volta, un corpo separato dallo Stato e dal Paese.

Il governo ha tuttavia reagito bene, pur non avendo molta esperienza in materia. E’ vero che la peste bovina, l’aviaria e poi la Sars hanno rappresentato una tragica sede di esperienza scientifiche, sanitarie e politiche, ma di fronte all’assoluta novità del fenomeno, alle sue origini oscure e soprattutto alla sua evoluzione, il governo ha agito con cautela. C’è stata qualche incertezza iniziale dovuta alla scarsa conoscenza del fenomeno ed al fatto che dalla Cina giungevano notizie incomplete. Ci sono stati di conseguenza errori di comunicazione: troppi a parlare e nessuno a coordinare cosa dire. Un parapiglia incredibile. Con l’eccelso Gigino Di Maio che, come la gramigna, infesta TG e altre trasmissioni per rincorrere il presidente del consiglio Luigi Conte e i ministri competenti, a cominciare da Roberto Speranza, ministro della salute, ammorbando con la melensa spiegazione da velina scritta male, non avendo nessuna conoscenza diretta del problema. La Protezione civile ha svolto un ruolo prezioso fin dal primo momento, impegnando tutte le sue forze per sorvegliare il territorio. Il premier Conte ha mostrato una personalità completamente nuova, operando con carattere e fermezza, senza mai perdere il giusto equilibrio che compete a un capo di governo.

Poi la vicenda ha preso una piega sgradevole sul piano istituzionale. Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno supposto di poter mettere in difficoltà la maggioranza PD-M5S-Leu e il governo Conte, tirando fendenti sconsiderati sulle scelte del governo, invocando la chiusura dell’Italia interna ed esterna, salvo poi gridare alla necessità di lasciare pienamente libere le attività produttive e di servizio. Cosa deve prevalere nelle misure del governo: la salute dei cittadini o l’economia nelle sue diverse componenti. In un primo momento si chiedono settanta miliardi per l’emergenza e per lanciare un piano straordinario di ricostruzione dell’Italia, per mutare parere il giorno dopo invocando la chiusura totale di porti, aeroporti e valichi di frontiera, anche per difendere il brand made in Italy. La richiesta di stanziamenti straordinari scende a cinquanta miliardi, essendosi resi conto dell’enormità della cifra invocata.

Il governo e le forze di maggioranza hanno saputo dominare la situazione politica, senza rincorrere l’opposizione, ma lavorando per fronteggiare l’emergenza. Sono state adottare misure calibrate, certamente difficili. Una prima tremenda decisione ha riguardato la chiusura di scuole, università, biblioteche, musei, mentre bar, ristoranti e supermercati cessavano l’attività alle ore 20. L’Europa è stata investita del problema in modo formale, chiedendo la deroga del patto di stabilità con la possibilità di superare il deficit di bilancio previsto. La risposte sono state quasi offensive, in particolare dal prode Emmanuel Macron che si sta scoprendo essere il peggior presidente della gloriosa Francia. Più cauti gli altri paesi, ma con disponibilità a discutere. E’ anche intervenuto il presidente Sergio Mattarella con una dichiarazione, a seguito di una improvvida frase di Christine Lagarde, responsabile della Banca Europa, che ha fatto crollare le borse in Europa e nel mondo.

Nel frattempo, la situazione a Codogno diveniva sempre più drammatica, costringendo il governo a chiudere ogni attività commerciale con esclusione dei negozi di generi alimentari, luoghi di culto, manifestazioni pubbliche e anche i funerali. Uno choc terribile, durato meno di due giorni. L’11 marzo il governo ha esteso quelle misure a tutto il Paese. L’epidemia non si fermava e c’erano già i segni che si stava trasformando in pandemia, come poi sarebbe avvenuto. Nessun continente è stato risparmiato. Donald Trump perdeva smalto, cominciava a tremare e la sua vanagloria da Rodomonte Middle West. Tutti guardavano all’Italia con crescente preoccupazione e anche ammirazione tardiva, cercando di adottare le stesse misure. Ma le decisione dell’11 marzo, uniche nella storia del Paese, son state un colpo di frusta. Non poter uscire di casa se non per comprovate ragioni, è stato terribile per milioni di persone. Infatti, l’estensione della rossa di Codogno a tutta l’Italia ha di fatto provocato la chiusura totale della Nazione: divieto di circolazione con ogni mezzo se non per andare a lavorare o per ragioni sanitarie; divieto di uscire di casa senza una ragione precisa da dimostrare mediante documenti probanti, pena pesanti sanzioni fino all’arresto. E’ stato un atto che non ha precedenti nella storia dell’Italia unita. Non si tratta di coprifuoco, ma poco ci manca. La parola d’ordine è stata «Non uscire di casa!»”

Nonostante queste durissime restrizioni delle libertà individuali e collettive, il Coronavirus ha continuato ad espandersi pesantemente in Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna. Di chi la colpa? Molti sostengono che a Milano e Bergamo non sono stati rispettati i divieti di circolazione, mentre altri sostengono che l’alto numero dei contagiati, degli ammalati e dei decessi è legato all’invecchiamento della popolazione e all’eccessiva antropizzazione del territorio.

Sul piano delle misure economiche per fronteggiare la perdita del lavoro a chiusura delle attività e per le imprese che riducono o cessano il fatturato, sono state davvero impegnative. Il governo ha stanziato 25 miliardi di Euro, pari una finanziaria annuale, stralciando la somma dal deficit ai fini del rispetto dei parametri europei.

 

ITALIANI

La colpa è dei comportamenti dei cittadini. Le regole non vengono rispettate, la distanza di sicurezza di almeno un metro tra una persona e l’altra francamente è disconosciuta da molti, i contatti tra familiari parenti amici continuano come prima. Qualcuno organizza feste e raduni, finanche combriccole religiose. Così il virus continua a passare da una località all’altra con estrema facilità e rapidità. Scende in campo l’esercito, con pattuglie che presidiano le strade delle città e irrogano pesanti sanzioni ai contravventori. Ognuno ha giustificati motivi per uscire di casa, anche di salute: come negare il diritto a una boccata d’aria a chi soffre di claustrofobia o ha difficoltà psicologiche e mentali. Fare la spesa è una necessità ma dove farla se i negozi restano chiusi. Si scatenano le interpretazioni dei decreti che vengono varati in tempi diversi. Intanto sale vertiginosamente il numero dei contagiati, di quelli risultai positivi al tampone, dei ricoverati.

Gli ospedali della Lombardi sono al collasso, ma la popolazione sembra non rendersi conto della gravità della situazione. Dopo l’ondata di partenze verso il Sud del 9 marzo, altri esodi si verificano, diffondendo il virus in tutte le regioni e creando difficoltà enormi in regioni dove la sanità non ha strutture di eccellenza.

La seradell’11 marzo, in diretta televisiva, il presidente Conte annuncia la chiusura delle principali attività produttive e di servizio, oltre che gli spostamenti da una località all’altra. Lo choc è terribile, ma anche l’incoscienza di tanta parte della popolazione che continua ad affollare strade, piazze, mezzi di trasporto, supermercati. C’è o stato di necessità, ma anche l’incomprensione della gravità del fenomeno.

Ancora una volta si diffondono notizie di ogni sorta sui sociale e ancora una volta la polemica politica diviene rovente. Nonostante gli appelli alla concordia e all’unità nazionale, da parte della destra e soprattutto da parte di istituzioni e organi d’informazione, come se l’Italia fosse in campagna elettorale e non in guerra. Si distinguono in questa campagna vergognosa giornalisti che confutano in diretta televisiva le opinioni di virologi, immunologi e infettivologi di fama mondiale, senza avere nessuna competenza, solo per servire un padrone putativo. Ignorando che così facendo, si semina ancora di più il panico e soprattutto la mancanza di fiducia nei confronti delle istituzioni.

Siamo ancora all’inizio del percorso. Decine di migliaia di infettati e ammalati di Covid-19, migliaia di ricoverati negli ospedali oramai saturi, migliaia di decessi fanno salire l’Italia in cima alla classifica mondiale, superando la Cina, per numero di vittime della pandemia. Nonostante lo sforzo gigantesco del Governo di adottare misure economiche in modo che nessuno resti senza un pur minimo sostegno, la pletore delle osservazioni critiche e della cattiveria aumenta. Anche il massiccio intervento dell’Unione Europea contribuisce, finalmente, a dare un quadro della drammatica consapevolezza dalla tragedia di fronte a cui l mondo si trova. Oramai la pandemia ha colpito le principali Nazioni europee, gli Stati Uniti, l’Africa. L’unico continente dove ci sono infettati è l’Antartide, completamente disabitato.  

Nessuno sa quanto durerà. La certezza è che durerà a lungo e i sacrifici cui siamo chiamati saranno ancora durissimi. Ma non c’è alternativa, se non la catastrofe dell’umanità. Quando finirà il mondo non sarà più lo stesso. I tempi passati saranno un ricordo; ancora oggi si può parlare di tempi passati al presente? Credo proprio di no, perché i cambiamenti si annunciano già vorticosi: nel modo di lavorare con l’estensione dello smart working, nella maniera di alimentarsi, nelle scelte per il tempo libero, nell’organizzazione dei viaggi e soprattutto nella vita in comune. Sarà meglio o peggio? Ilaria Capua, virologa della Florida University, sostiene che i mutamenti saranno sconvolgenti nei prossimi anni, costruiti sulle macerie lasciate dal passaggio del Covid-19, ma non è detto che qualcosa di meglio possa accadere, a cominciare dalla consapevolezza di dare risposte sostanziali ai cambiamenti climatici: «Torneranno a sorridere i delfini nei porti e le acque del mare saranno più azzurre». Espressione poetica che suona più come augurio che come certezza. Perché le certezze oggi non ce l’ha nessuno.

Questo mostro è stato costruito dall’uomo e oggi, come l’automa di Coppelius, si rivolta per riprendersi la propria dimensione. L’uomo non sa come fare a fronteggiare questa rivolta. Faust non sa come fronteggiare Mefistofele. La prima a cadere è stata Margherita, ma alla fine sarà l’intera Warpurga che sarà distrutta. E’ una guerra contro un nemico sconosciuto, anche se è l’uomo il principale responsabile. La guerra tradizionale era ugualmente provocata dall’uomo, per ragioni di conquista e di potere, ma i nemici erano visibili, conosciuti, pronti ad annientarsi l’un l’altro. Nel caso di Covid-19, il nemico dell’uomo è invisibile, ultra microscopico, annidato nelle scaturigini della materia da milioni di anni ed emerso sfrontatamente oggi, approfittando di qualche varco che il genere umano ho offerto.

Ci vorranno schiere di scienziati, filosofi, antropologi, sociologi per capire cosa è realmente accaduto e porvi riparo, sempre che si faccia in tempo. Ma il guardare con fiducia e pensare positivo non vuol dire che i torti debbano restare impuniti. Questa cronaca dei tempi passati è soltanto all’inizio.

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