«ν ο θεο φιλοσιν, ποθνσκει νέος»

Muore giovane chi è caro agli dei.

                                   Menandro

 

Roberto Bagnato

Roberto,

il 19 aprile dello scorso anno, a Roma dove eri nato, i tuoi occhi si sono spenti per sempre. Eppure è rimasto nello sguardo fermo della morte lo stupore, la meraviglia, lo spavento e la paura per quello che stava accadendo. I parenti più stretti e gli amici più cari ti hanno chiuso gli occhi poco dopo che si era spezzato il filo esile del destino e vi abbiamo letto la meraviglia inspiegabile per quello che era appena accaduto.

Ti abbiamo accompagnato nell’ultimo viaggio terreno per darti l’ultimo saluto, prima che prendessi la strada dell’universo infinito, senza ritorno. E in tutti noi c’era lo sgomento per quanto accaduto così repentinamente, perché te ne sei andato a causa di una malattia incurabile, un tumore diffuso tra fegato, vie biliari e colon, in soli quattro mesi. A quaranta uno anni appena.

La vita non è stata generosa con te. Eppure, avevi tutte le qualità per avere ciò che ti aspettavi e ti era dovuto. Dopo l’infanzia felice con i nonni materni a Prima Porta, tra i ruderi di Villa Livia, le tracce storiche legate all’imperatore Costantino e le vestigia del borgo medievale, nel 1983 ti sei ritrovato con la famiglia a Laurentino, nella casa in cooperativa che non amavi molto, nonostante i tanti parenti e i cugini coetanei che vivevano nello stesso palazzo. Hai frequentato la scuola elementare e quella media, dove hai incontrato bravi insegnanti che ti hanno fornito le basi di quello che già nella prima adolescenza si manifestava come una tua peculiarità: il disegno, la caricatura, il fumetto realistico-caricaturale, la scrittura.

Non c’era altra scelta per la tua formazione che i liceo artistico. Così hai frequentato i corsi dell’Istituto Sant’Orsola, dove il preside Capranica e la professoressa di storia dell’arte suor Carola ti hanno sostenuto nel tuo slancio creativo e nella forsennata abilità nel disegnare tutto ciò che ti capitava sotto gli occhi. Tracciavi figure di ogni tipo a occhi chiusi, quasi mai correggendo, tanto era sicura la tua mano sinistra con la quale scrivevi e disegnavi. Fogli di carta qualsiasi, quaderni, bloc-notes, album erano riempiti da disegni, caricature, invenzioni grafiche, testi da inserire nelle “nuvolette”, dialoghi per le strisce vere e proprie che cominciavi a progettare, fino alla narrazione legata alle prime ricerche in campo storico, scientifico, tecnologico. Hai conservato con cura meticolosa ogni frammento di quel lavoro infaticabile che per te era un grande divertimento e che riempiva di stupore chi ti conosceva.  

Terminato il liceo artistico, hai preferito la Scuola Romana del Fumetto all’Accademia di Belle Arti, perché le regole scolastiche ti stavano strette e non eri sicuro di potere esercitare fino in fondo la tua smisurata fertile fantasia. Così, ti sei educato alla disciplina del fumetto, apparentemente più agevole rispetto agli studi accademici ma quanto più impegnativa sotto il profilo creativo e del racconto. Sono stati tre anni proficui sotto ogni punto di vista, come dimostrano centinaia di fogli su cui hai tracciato i personaggi più celebri dei fumetti, privilegiando Popeye (Braccio di Ferro), Micky Mouse (Topolino), Donald Duck (Paperino) e soprattutto Tex Willer di Sergio Bonelli e Aurelio Gallepini, Sturmtruppen e Nick Carter di Franco Bonvicini, fino all’inglese Andy Capp di Reg Smythe, Martin Mystere di Alfredo Castelli e di Giancarlo Alessandrini, Corto Maltese di Hugo Pratt. Infine, c’è stata la scoperta folgorante di Benito Jacovitti di cui sei diventato un collezionista, uno studioso e un vero intenditore.

Hai cominciato a prendere parte alle prime esposizioni di fumetti, a guadagnare i primi soldi con i quali hai avviato la collezione di giornalini, riempiendo la casa di centinaia di volumetti di ogni tipo. In quel periodo hai iniziato a prendere parte a mostre impegnative di pittura e di grafica, curate dal critico e storico d’arte Claudio Crescentini, sui temi del rapporto tra l’uomo, la natura, il territorio, il cibo, la realtà quotidiana. I cataloghi attestano l’impegno creativo e l’abilità nel dosare i colori per esaltare l’atmosfera ironica e caricaturale, sempre con intento affettuoso e mai offensivo. Nello stesso tempo, hai creato i primi personaggi interamente tuoi, come «Italicus» che hai rappresentato in vignette destinate alla stampa. Poi c’è stato l’incontro con il prof. Nicola Siciliani de Cumis attorno alla figure di Antonio Labriola, Anton Makarenko, Antonio Gramsci: tre protagonisti della storia del Novecento dal nome uguale che hanno connotato il tuo stile per raffigurare aspetti della loro vita e del loro pensiero. Hai disegnato moltissime tavole per illustrare l’insegnamento universitario che sono state pubblicate su testi universitari importanti e sulla rivista “l’albatros”, tutte pensate come una sorta di storyboard cinematografico. Il prof. Siciliani de Cumis ha parlato del tuo modo di disegnare potente e semplice allo stesso tempo, rivelatore della tua autentica e tormentata umanità.

Non ti sei fermato alla prova del disegno, ma hai cercato di capire le ragioni storiche, sociali e culturali del fumetto. Hai così messo a punto uno studio sulle origini del nuovo linguaggio figurativo che è stato pubblicato con il titolo Fumetto perché nel 2001 dalla casa editrice E. S. S. di Roma. Poi hai voluto compiere il salto più impegnativo con una storia incentrata su figure inventate dell’antica Roma, interamente disegnato. Un vero e proprio romanzo a fumetti, una graphic novel a tutti gli effetti, linguaggio allora non molto noto nell’editoria italiana. Il titolo COMIC S.P.Q.R. parla da solo. E’ stato pubblicato alla fine del 2001 dalla casa editrice E. S. S. di Roma, dopo mesi di prova colori e di impaginazione, avendo dovuto scansionare oltre cento fogli dipinti. Quanti mesi di fatica ti è costato, quanti pastelli hai consumato, quante matite hai spuntato per profilare le figure! Eppure, non è stato sufficientemente apprezzato, probabilmente per il suo carattere innovativo, un po’ irriverente e inconsueto. I centurioni romani che appaiono ai turisti come fantasmi nel Foro romano e i due vigili urbani Romoletto e Paoletto che ne combinano di tutti i colori, fino ai frati francescani travestiti da antichi quiriti non si erano mai visti nell’editoria fumettistica. Potevano apparire anche infantili agli occhi di sperimentati lettori del genere Linus e Corto Maltese. Ma quanta strada c’è dietro un risultato di così alto livello!

Comunque, non ti sei arreso, anche se la delusione è stata grande. Hai proseguito con la trilogia COMET, sorta di studio dedicato alle scoperte scientifiche, al cinema, alla motorizzazione, al volo umano, illustrato da tuoi disegni dove la caricatura tradizionale lasciava il passo al realismo. Sei riuscito a coinvolgere alcuni amici e insieme avete portato avanti una ricerca che si basava sullo studio, le ragioni e l’uso delle scoperte, ma traguardate all’attualità politica, sociale e culturale. Lavoro molto impegnativo, superiore sicuramente alle capacità di ciascuno per la complessità dei temi affrontati. Ma i percorsi sono stati affascinanti e la descrizione delle realizzazioni meccaniche, aeronautiche e automobilistiche davvero ricche di informazioni e di curiosità. Per non parlare del cinema western e dei film polizieschi di Alfred Hitchkock.

Poi l’incidente automobilistico alla fine di maggio del 2002, quasi sotto casa, sulla via Laurentina. Una brutta esperienza. Non ha avuto conseguenze devastanti, per fortuna, e non lasciato per fortuna tracce pesanti, ma ti sei molto spaventato e ritenevi di avere subito una ingiustizia dalla vita, perché una autovettura condotta da ragazzi spensierati ti aveva investito sul bordo del marciapiede e ti aveva scaraventato sul selciato. Un breve ricovero all’ospedale S. Eugenio e una dolorosa convalescenza a causa di un busto rigido che hai dovuto portare per tre mesi, praticamente tutta l’estate. E ne sei uscito con la sensazione di essere rimasto danneggiato per sempre alla colonna vertebrale, anche se gli esami evidenziavano la completa guarigione. Hai cominciato a temere di salire in automobile, di attraversare la strada, di salire sui mezzi pubblici. E’ stato un lento inesorabile percorso che ti ha portato a isolarti, a chiuderti in te stesso, a non disegnare più. A poco sono valse le sollecitazioni, gli stimoli, le esortazioni dei familiari e degli amici. Nel quartiere dove viviamo sei stato oggetto di attenzione e di affetto, anche se non sono mancate cattiverie gratuite per le tue attitudini. La fantasia volava lontano, inesauribile, infinita e nel tuo affabulare c’era sempre la traccia di questo mondo rincorso e mai raggiungibile a causa della sua immensa vastità e complessità.

Sperando di superare il timore dell’automobile moderna, hai cercato e comprato una vecchia Daihatsu modello Move che cercavi da tanto tempo, perché ritenevi che fosse adeguata alle tue esigenze. Eri orgoglioso perché di quel modello esistevano pochissimi esemplari a Roma. I modelli più avanzati di ogni casa automobilistica non potevi sopportarli. Ti piacevano le cose antiche, semplici, essenziali. E quella vettura rispondeva ai tuoi gusti. Non la guidavi, comunque, ma era già un passo avanti importante salirci a percorrere lunghi tratti di strada, compreso andare a Prima Porta. Il tuo sogno era percorrere il litorale da Ostia ad Anzio a bordo della Daihatsu, ma non si potuto realizzare per tante circostanze avverse.

Sei riuscito a pubblicare tre numeri di COMET, uno più ricco dell’altro. Ogni argomento era arricchito dalla correlazione con le abitudini, i sentimenti e il modo di vivere degli abitanti del quartiere. Una sorta di inchiesta sociologica condotta istintivamente e anche con rabbia, forse per sfogare le incomprensioni di cui ti sentivi circondato. Hai così deciso di estrarre le parti più stimolanti dei tre volumi e di raccoglierle in un solo tomo, sempre illustrato dai tuoi disegni, molti dei quali a colori. I tuoi amici ti hanno accompagnato nella ricerca e quando tutto è stato approntato, la tipografia ha cominciato ad avere problemi organizzativi che hanno ritardato di alcuni anni la stampa della prima bozza. A dire la verità si è trattato di un lavoro lungo e complesso, sia per la ricerca iconografica sia per l’impaginazione che tu desideravi in una forma particolare che richiedeva molto tempo.

Ed ecco la sfortuna accanirsi contro di te. Alcune incomprensioni con amici sinceri ti hanno portato a isolarti e a sentirti escluso da tutto. Ti sei rifugiato sempre più nella famiglia, avendo come via di fuga la casa di Prima Porta che i nonni materni ti avevano lasciato. Hai provato a viverci per qualche tempo, ma non è stato un successo perché ti pesava l’isolamento. Non ti poteva consolare l’amore per le biciclette, gli oggetti antichi, l’antiquariato, lo studio dei fumettisti preferiti. Hai subito una sorta di sdoppiamento della personalità, sentendoti criticato alle spalle e finanche perseguitato. Nel mese di ottobre del 2015, dopo la morte della nonna paterna, non hai più elaborato questo stato d’animo e sei stato costretto a ricorrere alle cure dello psicologo e dello psichiatra. Lentamente hai cominciato a risalire la china. Hai ripreso interesse per il tuo lavoro e il primo obiettivo è stato giustamente portare a termine la nuova versione di COMET.

Poi la terribile notizia. A novembre del 2017 si sono manifestati i primi segni del terribile male che ti aveva colpito. L’ittero si è presentato come di consueto con i sintomi della pelle giallognola. Ma le analisi cliniche hanno evidenziato alterazioni gravi dei valori epatici e della bilirubinemia. L’immediato ricovero presso l’ospedale S. Eugenio evidenziava un tumore diffuso alle vie biliari con danneggiamento del fegato e un tumore primario al colon. «Situazione complessa e disperata» l’ha definita il direttore del reparto, prof. David Terracina. L’ha confermata il nostro internista di fiducia, prof. Giannantonio Cerqua. Nonostante il responso tragico, il primo obiettivo è stato quello di ripristinare il funzionamento delle vie biliari. Il dottor Cancellieri, giovane radiologo interventista, ha fatto la magia, dopo un tentativo disperato, di applicare una protesi che ha cominciato a drenare la bile dal fegato e in due settimane sei tornato ad avere il colorito consueto. Eri felice, nonostante il dolore fisico, perché pensavi che il peggio era passato. Lo dicevi a tutti, con quel sorriso dolce e disarmante che hai sempre avuto: «Tra poco torno a casa! Riprenderò la vita di sempre. Tornerò a fare colazione al bar del laghetto all’Eur e a mangiare alla tavola calda.» Ma noi sapevamo che non era così e vivevamo straziati dal dolore. L’équipe medica dell’ospedale ti ha assistito con competenza e noi sappiamo che ancora oggi tu vuoi ringraziarli per quanto hanno fatto, dal primario Terracina, alla dottoressa Sperti e al dottor Malizia. Anche gli infermieri hanno manifestato sentimenti di vicinanza e di affetto nei tuoi confronti. Non sapevi la gravità del male che ti aveva colpito e quando sei stato dimesso, sei stato assegnato all’assistenza dell’Hospice Annunziatella per una terapia palliativa domiciliare, hai varcato l’ingresso dell’ospedale con un grande sorriso.

Il 24 gennaio sei tornato a casa, affidato alle cure della dottoressa Alessandra Luzi e dell’infermiere Alessio. C’è stato un primo miglioramento che ti ha lasciato sperare nella guarigione. Tutte le mattine uscivi di casa per recarti all’edicola ed in libreria con i genitori, molto spesso incontravi Fulvio e Annarita che ti sono stati sempre vicini, come tutti i parenti.

E’ tornata la fiducia in te stesso e ti sei messo a riordinare COMET, la cui bozza finale era stata finalmente approntata dalla tipografia. Hai lavorato intensamente per sistemare i testi e le illustrazioni. Eri felice perché vedevi realizzarsi un tuo sogno. Purtroppo, non hai fatto in tempo a vedere la stampa del libro, a causa di una difficoltà tipografica che, come gli addetti ai lavori sanno, è sempre in agguato. Continuavi a cercare libri e fumetti nelle edicole e sulle bancarelle per completare alcune collezioni a cui tenevi particolarmente.

Intanto, inesorabilmente il carcinoma continuava ad ulcerare i tessuti epatici e la capacità nutritiva si attenuava sempre di più. La comparsa dell’ascite è stata la conferma dell’inesorabilità del male. Questo tumore aggressivo, feroce, beffardo non ti ha dato tregua fino agli ultimi giorni. Il colpo di coda finale è stata la perdita della parola e dei movimenti del corpo. Uno strazio immenso per te e per coloro che ti sono stati vicino. Poi la fine, la mattina del 19 aprile nella stanza dell’ospedale Annunziatella, circondato dagli oggetti che più amavi e che avevamo collocato alle pareti perché tu potessi sentirti a casa. Come sempre.

La tua vita è stata leggera, come il fumo nelle nuvolette dei tuoi disegni. Quel fumo si è dissolto nel vento della morte e di quelle parole resta l’eco come una musica del ricordo.

Te ne sei andato senza fare rumore, così come sei vissuto. Quegli occhi grandi, luminosi, buoni, sul letto dell’ospedale dopo l’ultimo respiro continuavano a fissare il vuoto per chiedere ragione di tanto sfinimento. Non hai trovato risposta, come non l’ha trovata nessuno di noi per la tua scomparsa. Dopo che tutto si era compiuto, cha la strada si era interrotta, hai salutato tutti un’ultima volta nella commozione generale sul sagrato della chiesa di San Mauro abate. Ti sei avviato sulla strada dell’eternità.

Ora sei nell’universo, a un anno di distanza, a cercare ancora le ragioni dell’esistenza, aggrappandoti magari a quel tratto magico del disegno a cui tanto ti sei dedicato e che doveva essere il tuo tempio.

Quanto hai lasciato è sufficiente perché il tuo sorriso e il tuo sguardo restino fissati nella memoria in questo tempo ingrato e così sfuggente.

Grazie, Roberto!

Mamma, papà, Costantino

Roma, 19 aprile 2019

Sergej Dronov, Ritratto di Roberto, 2018, 50x40 olio su tela

Salvatore Miglietta, Ritratto di Roberto, 2018, olio su tela, 50x40

Ritratto di Roberto a 17 anni, dono di una compagna di studi

Ritratto di Leonardo da Vinci, 2001, matita su carta, 29x21

Illustrazioni per La questione pedagogica

Copertina di COMET, 2018, pubblicato postumo

Tavola dedicata a Popeye

Striscia su Italicus

Striscia su figure inventate

L'ombra - L'anno 1977 si riferisce alla data di nascita dell'autore

L'ombra verticale

Progetto di logo

Altri lavori di Roberto: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10

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